Ricordate il film “The Mule”, diretto e interpretato nel 2019 da Clint Eastwood, in cui un americano di novant’anni diventa corriere della droga per un cartello messicano? Sapevate che è ispirato a una storia vera?

 

Leo Sharp, veterano della Seconda Guerra Mondiale e fioricoltore in crisi finanziaria, nei primi anni 2000 accettò di trasportare droga tra il Messico e gli USA con il suo pick-up, dietro il pagamento di circa mille dollari al chilo.

 

Una scelta così estrema fu anche conseguenza del rifiuto di adattarsi al mondo che cambiava e alla tecnologia che evolveva: ad esempio, i cataloghi digitali. Sharp continuò a puntare sui cartacei, ma con sempre meno successo e guadagni, al punto che cominciarono addirittura ad essere stampati in bianco e nero, non certo il massimo per far risaltare i colori delle mille e innovative ibridazioni di piante da lui create.

 

Un catalogo online è facilmente e velocemente aggiornabile e non ha bisogno di essere stampato, in quanto viene concepito, scritto e disegnato su misura per il sito web dell’azienda. Non vi sono nemmeno costi di distribuzione, in quanto il canale è lo stesso sito, ma solo quello, al massimo, della sua progettazione.

 

Il cartaceo, poi, se ci pensiamo, viene consegnato al cliente a prescindere da uno specifico interesse di quest’ultimo per i prodotti dell’azienda stessa: online, invece, l’utente accede se e quando vuole al sito, alla ricerca di uno specifico prodotto o servizio, con elevate probabilità di trovarlo e comprarlo, determinando in lui una propensione all’acquisto e una fedeltà all’azienda durevole nel tempo.

 

Certo, non basta adottarli, bisogna anche saperli creare. Come realizzare, quindi, un catalogo online realmente efficace? Anzi, prima ancora, una domanda che non ci si pone molto spesso: è più redditizio istituire direttamente un vero e proprio negozio online oppure optare per un sito web con catalogo annesso, ma che non permette l’immediato acquisto online?

 

Diciamo che quest’ultima soluzione rappresenta un’opportunità soprattutto per chi vende prodotti di grandi dimensioni non facilmente acquistabili così come indicati nel sito e che necessiterebbero di troppe risorse per essere trasportati (ad es. pannelli solari, stufe, mobili componibili, piscine).

 

Fatto presente questo, di cosa si compone un buon catalogo? Intanto, di un buon layout, quindi di immagini e video di alta qualità che mostrino l’articolo da diverse angolazioni.

 

Bisogna quindi descrivere il prodotto evitando termini tecnici, anglicismi o altre parole troppo difficili, suggerendo i problemi che potrebbe risolvere e i contesti in cui potrebbe tornare utile, specificando perché è stato fatto e per quale tipologia di cliente è pensato, illustrandone i vantaggi e le particolarità.

 

Non dimentichiamoci, infine, che un catalogo digitale può anche costituire un potente strumento per generare lead (contatti potenziali); può essere fatto attraverso la definizione di un semplice funnel (flusso definito per portare un utente verso un determinato risultato) che metta magari a disposizione lo stesso catalogo, o parti di esso come ad esempio le tabelle prezzi, a fronte di una sottoscrizione ad una newsletter o l’invio di un contatto diretto.

 

Quando il prodotto lo consente, il catalogo può addirittura essere sfruttato come base di lavoro per passare ad un configuratore e ad una fase successiva di preventivo rapido.

Anche in questo caso è possibile inserire degli sbarramenti alle funzionalità come la richiesta del prezzo finale o il download di un documento finale che riassuma le scelte fatte in fase di configurazione, per costringere l’utente a lasciare un contatto.

 

In tutto ciò l’integrazione con il mondo 3D è un ulteriore possibilità che esploreremo però in un articolo dedicato.

 

Cosa? Com’è andata a finire la storia di Leo Sharp, quella vera? La sua apparenza di nonno tranquillo e indifeso gli permise di passare inosservato fino al 2011, quando fu arrestato; nel 2014 fu condannato a tre anni di carcere, ne uscì l’anno successivo per motivi di salute e morì nel 2016, novantaduenne.

 

Nessuno riuscì a capire se ebbe mai dei rimorsi per quello che aveva fatto, ma una cosa è sicura: in tutto quel tempo, sulla questione dei cataloghi digitali non aveva mai cambiato idea.